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  • Domani al via il 57° Sette Colli primo test internazionale per gli azzurri verso i Giochi di Tokyo

    piscina foro italicoDopo incertezze e paure, dopo la graduale ripresa degli allenamenti e delle attività agonistiche, il grande nuoto torna sui blocchi della piscina olimpica del Foro Italico. Da martedì inizia il 57° trofeo Sette Colli Frecciarossa, valido come Campionato Italiano Assoluto Open 2020. 

     

    Sarà un primo evento di riferimento internazionale e stagionale.Trentaquattro gli azzurri in gara (22 maschi e 12 femmine), tra i 577 atleti iscritti (280 maschi e 297 femmine, 1309 presenze in gara), in rappresentanza di 167 società.
    Anche quest'anno, nonostante l'emergenza, non mancheranno protagonisti stranieri come il ranista tedesco Marco Koch, un oro ed un argento mondiale in lunga e diciassette medaglie internazionali, nonché primatista mondiale nei 200 rana in corta; il francese Damien Joly, plurifinalista mondiale ed europeo; l'ungherese David Verraszto, due argenti mondiali nei 400 misti e tre volte campione europeo della distanza di cui detiene il titolo dall'ultima edizione di Glasgow, accompagnato anche dalla sorella Evelyn, esperta mistista, vincitrice di due ori, tre argenti e tre bronzi europei dal 2008; la francese Mélanie Henique, bronzo iridato nei 50 farfalla a Shanghai 2011 ed europeo a Budapest 2010 e plurimedagliata in vasca corta; la russa Anna Dmitrievna Egorova, specialista delle lunghe distanze e bronzo europeo in carica negli 800 stile libero, dove conquistò l'argento nella staffetta 4x200.

     

    Le gare si svolgeranno a serie e in tre sessioni giornaliere: la prima alle 9:00, la seconda alle 11:30 e la terza, quella più veloce, in diretta su Rai Sport + HD con inizio alle 19:00 (fino alle 21.30): in acqua i sedici migliori tempi, ad eccezione degli 800 e 1500 stile libero riservate agli atleti con i migliori 10 tempi.

     

    Spettacolo assicurato sotto le luci del Foro Italico. In vasca tutti gli azzurri, ad eccezione dell'infortunato Filippo Megli. Grande attesa per i campioni del mondo in carica Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri e Simona Quadarella e per i medagliati iridati di Gwangju Gabriele Detti, Benedetta Pilato e Martina Carraro che guidano l'élite italiana sempre protagonista nelle ultime manifestazioni internazionali e proiettata verso la prossima stagione che culminerà con le Olimpiadi di Tokyo. 

     

    Questi i convocati dal Direttore Tecnico Cesare Butini:

    Domenico Acerenza (Fiamme Oro / CC Napoli), Stafano Ballo (Time Limit), Federico Burdisso (Esercito / Tiro a Volo), Alessandro Bori (Fiamme Gialle / In Sport), Thomas Ceccon (Fiamme Oro / Leosport), Matteo Ciampi (Esercito), Piero Codia (Esercito / CC Aniene), Marco De Tullio (Fiamme Oro / Swim Project), Gabriele Detti (Esercito / In Sport), Stefano Di Cola (Marina Militare / CC Aniene), Luca Dotto (Carabinieri / Larus Nuoto), Manuel Frigo (Team Veneto), Nicolò Martinenghi (Fiamme Oro / CN Brebbia), Alessandro Miressi (Fiamme Oro / CN Torino), Luca Pizzini (Carabinieri / IC Bentegodi), Gregorio Paltrinieri (Fiamme Oro / Coopernuoto), Alessio Proietti Colonna (Marina Militare / Aurelia Nuoto), Matteo Restivo (Carabinieri / RN Florentia), Simone Sabbioni (Esercito / Swimpro SS9), Fabio Scozzoli (Esercito / Imolanuoto), Andrea Vergani (Nuotatori Milanesi), Mattia Zuin (Fiamme Oro / Nottoli Nuoto); Ilaria Bianchi e Martina Carraro (Fiamme Azzurre / Azzurra 91), Arianna Castiglioni (Fiamme Gialle / Team Insubrika), Ilaria Cusinato (Fiamme Oro / Team Veneto), Elena Di Liddo (Carabinieri / CC Aniene), Giulia Gabbrielleschi (Fiamme Oro / Nuotatori Pistoiesi), Margherita Panziera (Fiamme Oro / CC Aniene), Federica Pellegrini, Benedetta Pilato e Simona Quadarella (CC Aniene), Silvia Scalia (Fiamme Gialle / CC Aniene), Carlotta Zofkova (Carabinieri / Imolanuoto).

  • Quattro pistard azzurri centrano l’oro tra pugni e ricorsi

    quartetto inseguimento su pistaVoltare pagina e ricominciare. La Grande Guerra, terminata nel novembre del 1918, aveva portato distruzione e morte, con intere popolazioni ridotte allo stremo, ma che lentamente e con grandi sacrifici, seppero riprendersi. Il mondo dello sport non fu da meno e cercò di ripartire.

     

    Il Comitato Olimpico Internazionale assegnò sorprendentemente al Belgio, uno dei Paesi maggiormente colpiti dal conflitto, l’organizzazione dei Giochi della VII Olimpiade. Fu una scelta simbolica, in quanto le gare si disputarono a soli 21 mesi dalla firma dell’armistizio. Quei giorni di rinascita, però, rappresentarono anche un motivo d’orgoglio per lo sport italiano.

     

    Il 10 agosto del 1920, quattro giorni prima della Cerimonia di apertura dei Giochi di Anversa, nella città giardino di Wilrijck, l’Italia del ciclismo conquistò la prima medaglia d’oro. Un’impresa di cui oggi ricorre il Centenario. Un successo da celebrare, ma soprattutto da raccontare per il modo rocambolesco in cui si svolsero i fatti. La spedizione azzurra, guidata dal Commissario Tecnico Eberardo Pavesi, partì per Anversa non senza polemiche per alcune scelte definite dubbie.

     

    La prova di inseguimento a squadre sui 4000 metri si disputò al Velodrome Zuremborg, un impianto da 14.000 posti, quasi sempre deserto, ma che fece particolarmente divertire le poche centinaia di spettatori presenti. Otto le squadre partecipanti che si sfidarono in prove ad eliminazione diretta suddivise in due giornate. Il quartetto azzurro era composto da quattro pistard lombardi: l’esperto 28enne pavese Primo Magnani; i milanesi Ruggero Ferrario e Arnaldo Carli (rispettivamente di 22 e 19 anni) e dal non ancora 18enne Franco Giorgetti, originario di Bovisio Masciago.

     

    Nel primo turno gli azzurri non ebbero problemi nel superare, con almeno 190 metri di vantaggio, la Francia di Enguerrand, Habent, Courder e Faucheux. Negli altri testa a testa i padroni di casa del Belgio vinsero di misura sugli Stati Uniti; mentre, Gran Bretagna e Sudafrica, sconfissero agevolmente i Paesi Bassi e il Canada. In semifinale, invece, fu tutta un’altra storia. Il quartetto azzurro, con una media di 46,451 km./h, sembrò poter chiudere senza troppi patemi la sfida con il Sudafrica (Smith, Walker, Goosen, Kaltenbrunn), ma accadde qualcosa di incredibile.

     

    Un giudice di gara commise un errore imperdonabile e decretò, con il classico colpo di pistola, il fine gara per gli avversari con mezzo giro di anticipo. L’errore dello starter influenzò chiaramente il risultato, per cui il team sudafricano fece ricorso, ma la giuria sentenziò che “il vantaggio era già molto netto”, per cui gli azzurri volarono in finale. Ma le sorprese non finirono per Magnani, Ferrario, Carli e Giorgetti. Nella finalissima per il titolo, opposti ai britannici Albert White, Horace Johnson, William Stewart e Cyril Alden (che in semifinale avevano avuto la meglio per sei secondi sul Belgio), successe di tutto.

     

    Al quarto giro, White si staccò infilandosi nel quartetto azzurro per rompere i cambi. Gli azzurri furono costretti a dividersi, urlandogli di tutto, così come fece il pubblico. Il britannico abbandonò poi la corsa e nel parapiglia il francese Henri Habent gli rifilò un pugno in pieno petto, che gli comportò poi una squalifica di 15 giorni. Una gara che al termine si tinse ancor più di giallo, proprio nella terra di Georges Simenon. Il tempo finale del quartetto azzurro fu preso sul quarto pistard, contrariamente alla Gran Bretagna, il cui stop al cronometro avvenne sul terzo componente del terzetto giunto al traguardo.

     

    I britannici, quindi, chiusero la gara con quattro decimi di vantaggio sugli azzurri, che ovviamente fecero ricorso. La giuria composta da un italiano, un britannico ed un francese, si espresse con il solo voto del giudice transalpino che squalificò la Gran Bretagna, premiando l’Italia. I Fantastici Quattro erano campioni olimpici, ma quanta fatica!

  • Lo sport piange Carlo Rolandi, Presidente onorario FIV. Presente in 9 edizioni dei Giochi Olimpici

     rolandiLa vela perde uno dei suoi nomi più grandi: si è spento serenamente nella notte tra venerdi 7 e sabato 8 agosto nella sua casa a Napoli, Carlo Rolandi, Presidente Onorario della Federazione Italiana Vela dal 1989.

    Classe 1926, Rolandi aveva compiuto 94 anni lo scorso 1 luglio, da qualche tempo soffriva di una insufficienza cardiaca che lo ha progressivamente indebolito. E' stato lucido fino alla fine, a coronamento di una vita che lo ha visto sempre attivissimo e appassionatissimo, sempre ricco di idee, progetti e voglia di fare, in particolare verso il "suo" mondo della Vela.

    Carlo Rolandi, che aveva perso l'amatissima moglie Laura alcuni anni fa, lascia i due figli Adele e Giggi, sei nipoti e un gran numero di pronipoti, che adoravano un bisnonno straordinario.

     

    Carlo Rolandi è stato la storia stessa di quasi un secolo di Vela sportiva italiana. Dopo aver iniziato molto giovane a fare regate, la passione e le capacità ne hanno fatto un personaggio completo che ha lasciato un solco nelle vicende di questo sport.

    Dal punto di vista sportivo Rolandi vanta innumerevoli titoli italiani e internazionali, ha corso con tante classi metriche e soprattutto con la Star, non disdegnando tante esperienze veliche anche d'altura.

     

    Rolandi ha partecipato a ben 9 Olimpiadi, un record per il mondo della vela: a Londra 1948, Helsinki 1952, Melbourne 1956 è stato riserva. A Roma 1960 (regate a Napoli) è stato titolare e prodiere di Agostino Straulino sulla Star, sfiorando il podio e classificandosi al 4° posto. Poi altre due edizioni dei Giochi da riserva: Tokyo (Enoshima) 1964 e Messico 1968. Quindi a Los Angeles 1984, Seul 1988 e Barcellona 1992, è stato componente della Giuria Internazionale.

     

    Impressionante anche la carriera di Carlo Rolandi dirigente sportivo: entrato molto giovane nel Consiglio Federale della FIV la prima volta nel quadriennio 1965-1968 (Presidente Beppe Croce), poi nelle Commissioni Atleti (1969-1972) e Altomare (1973-1976). Diventa Vicepresidente FIV nel 1977-1980, e quindi nel 1981 diventa Presidente della Federazione Italiana Vela (Beppe Croce Presidente Onorario), ruolo che ricoprirà per due quadrienni fino al 1988.

     

    Dal 1989 diviene Presidente Onorario FIV (Presidente Sergio Gaibisso, e successivi Carlo Croce e l'attuale Francesco Ettorre), carica che ha effettivamente "onorato" con un ruolo attivo e presente quasi fino all'ultimo.

    Dal 1987 e fino a pochi anni fa, ha ricoperto ruoli importanti nella Federvela mondiale IYRU (International Yacht Racing Union), poi ISAF (International Sailing Federation) e oggi World Sailing, lasciando per scelta personale quando l'età non gli consentiva più lunghi viaggi.

     

    Viaggi che peraltro non si è fatto mancare anche di recente: nel 2016 volò a Rio de Janeiro, questa volta non per la vela, ma per seguire da vicino e sostenere suo nipote Matteo Castaldo, vincitore della medaglia di bronzo nel canottaggio.

     

    Successi e soddisfazioni non gli sono mancati anche nella vita professionale: era uno stimato Commercialista, ed è arrivato a essere amministratore delegato della Metropolitana di Napoli, negli anni in cui nasceva la nuova linea 1 Secondigliano-Vanvitelli.

     

    Circondato dai ricordi, dagli affetti e dalle amicizie, Carlo Rolandi ha vissuto serenamente i suoi ultimi mesi, curando con attenzione uno dei suoi lasciti più ingenti: uno straordinario archivio di storie, appunti, testi, agende, documenti, fotografie e video su oltre 70 anni di storia della vela italiana e mondiale. Un'eredità preziosa che racconta vicende, costumi, personaggi, evoluzioni e valori di uno sport che da sempre ha nella tradizione un suo elemento distintivo, e del quale Carlo Rolandi è stato interprete unico e irripetibile.

    Il presidente della FIV Francesco Ettorre: "A nome di tutta la Federazione, Uffici, Dipendenti, Consiglieri nazionali e periferici, Atleti e Staff tecnico, fino a tutti i Tesserati, rendo omaggio a Carlo Rolandi esprimendo alla famiglia le condoglianze e la gratitudine di tutti per la sua vita dedicata alla Vela".

     

    Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, a nome della Giunta, del Consiglio Nazionale e dell'intero movimento, si unisce al cordoglio della famiglia e della Federazione per la perdita di uno straordinario interprete a cinque cerchi e di un grande uomo di sport, che ha saputo lasciare la sua inconfondibile firma sulla storia della disciplina.

  • Il comunicato del Consiglio Nazionale

    ­­­­MalagoIl 276° Consiglio Nazionale del CONI si è riunito oggi, presso il Foro Italico, per discutere il seguente ordine del giorno:

     

    1) Comunicazioni del Presidente: Malagò ha aperto i lavori ricordando i personaggi del mondo sportivo scomparsi nell’ultimo mese, dedicando un pensiero speciale a Sergio Zavoli – che si è spento nella notte - ­ e sottolineando contestualmente i principali risultati di rilievo conseguiti dagli azzurri nello stesso periodo­­.

     

    Il Presidente ha quindi approfondito l’argomento legato ai decreti attuativi della legge delega, ripercorrendo i vari passaggi che hanno determinato lo scenario attuale e analizzando, nello specifico, i contenuti legati al provvedimento normativo, emersi dalle anticipazioni del testo. La disamina – alla luce delle tempistiche e della situazione politica attuale – ha abbracciato riflessioni sugli effetti potenziali dell’intervento legislativo, legato ai vari aspetti trattati, anche in base al quadro di riferimento internazionale e a quello regolamentato dai dettami della carta olimpica del CIO. Malagò ha ricordato l’impegno profuso per tutelare ogni singola componente dell’intero movimento in sede di consultazioni, impegnandosi a rappresentare le istanze e il senso di disagio collettivo direttamente al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora. .

     

    Sulle comunicazioni del Presidente e su altri temi di carattere generale sono intervenuti: Giovanni Petrucci (Pallacanestro), Sabatino Aracu (Sport Rotellistici), Giuseppe Leoni (AeroClub), Bruno Cattaneo (Pallavolo), Luciano Rossi (Tiro a Volo), Giorgio Scarso (Scherma), Maurizio Casasco (Medici Sportivi), Claudio Barbaro (Rappresentante Enti di Promozione), Domenico Falcone (FIJLKAM), Vincenzo Manco (Rappresentante Enti di Promozione), Paolo Barelli (Nuoto), Silvia Salis (Rappresentante Atleti), Luciano Buonfiglio (Canoa Kayak), Marco Giunio De Sanctis (Bocce), Antonino Viti (Rappresentante Enti di Promozione), Ivo Ferriani (membro CIO), Alfredo Gavazzi (Rugby), Angelo Binaghi (Tennis), Andrea Mancino (Rappresentante Discipline Associate), Angelo Cito (Taekwondo), 

     

    Al termine del Consiglio il Presidente Malagò ha letto il testo di un comunicato contenente le indicazioni emerse nel corso del consesso e condivise con i presenti:

     

    Il Consiglio Nazionale del CONI respinge all’unanimità, in ogni sua componente (FSN, DSA, EPS, AB, Rappresentanti territoriali, Atleti, Tecnici e membri CIO) - nelle forme e nei contenuti - alcuni articoli e passaggi dei testi della legge delega relativa allo sport italiano che, in base alle anticipazioni emerse, non rispecchiano le istanze del movimento. La situazione di grande incertezza generale, tra l'altro, mette a serio rischio gli impegni internazionali assunti dal Governo e dai suoi Ministri nei confronti del CIO, relativamente all'adeguamento temporale dell'impianto normativo ai dettami della carta olimpica.

    Il Consiglio ha dato mandato al Presidente Giovanni Malagò di interloquire con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e con il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, per trovare una rapida ed equa soluzione che rispetti la storia e la tradizione dell’Ente e di tutte le realtà che lo caratterizzano, dall’alto di una storia gloriosa che ha dato lustro all’Italia facendo diventare il nostro Paese, attraverso innumerevoli successi e trionfi, uno dei leader mondiali nello sport.

    Il CONI, ente pubblico non economico, soggetto al controllo della Corte dei Conti, anche per evitare che un giorno i suoi rappresentanti debbano essere chiamati a rispondere di atti contrari all’interesse dell’ente, si riserva sin da ora di verificare in tutte le sedi i propri diritti maturati e maturandi che sono, o possono essere, messi a rischio da atti e determinazioni non conformi alle leggi e alle sentenze dello Stato Italiano che nel corso degli anni si sono susseguite, non soltanto da un punto di vista normativo ma anche patrimoniale.

    Il Consiglio attribuisce quindi mandato alla Giunta Nazionale di elaborare una proposta che tenga conto delle argomentazioni sovraesposte, con l’obiettivo di compenetrare l’azione del legislatore con le oggettive necessità del movimento, per non depauperare l’orgoglioso patrimonio di capacità, esperienza e talento che fa dello sport italiano un modello di successo a livello internazionale.

     

     

    2) Attività FSN-DSA-EPS:. Approvata all’unanimità la delibera relativa alla conferma della nomina sino alla fine del secondo mandato e, comunque non oltre il mese di giugno 2022, dei componenti del Collegio di Garanzia, di cui all'art. 12 bis dello Statuto del CONI. Approvata con un voto contrario (Stefania Lenzini, FITw) e un astenuto (Gherardo Tecchi, Ginnastica) la delibera che, in via eccezionale e limitatamente alla Assemblee Elettive delle FNS e della DSA non ancora convocate che si svolgeranno entro il 15 marzo 2021: è riconosciuto il voto di base alle affiliate che abbiano maturato un'anzianità di affiliazione di almeno 12 mesi precedenti la data di celebrazione dell'assemblea elettiva e a condizione che abbiano svolto, con carattere continuativo, effettiva attività sportiva stabilita dai programmi federali in almeno una delle stagioni sportive precedenti lo svolgimento delle Assemblee (stagioni sportive 2018/2019 - 2019 e/o 2019/2020 -2020 e/o 2020/2021 -2021, a seconda della data di convocazione dell'assemblea). Per le FSN/DSA che adottano il sistema dei c.d. voti plurimi, i voti premianti saranno attribuiti, sempre nel rispetto dei propri statuti, con riferimento ai risultati conseguiti nell'edizione delle competizioni e/o campionati svolti regolarmente e/o dichiarati conclusi almeno 60 gg. prima della data di celebrazione delle rispettive assemblee elettive. 

     

    Il Consiglio, non avendo altro da deliberare, ha chiuso i lavori alle 18.20. 

  • Comunicato di Giunta Nazionale

    FORO5 crSi è tenuta questa mattina, al Foro Italico, la 1103ª riunione della Giunta Nazionale CONI. Il Presidente ha affrontato il tema legato ai recenti sviluppi dell’iter legato ai decreti attuativi della legge delega, ricostruendo i vari passaggi del riordino normativo che riguarda il mondo sportivo e analizzando anche lo scenario relativo alle dinamiche e alle tempistiche elettorali delle Federazioni e dell’intero movimento. 

     

    Una lunga serie di interventi, che ha evidenziato la possibilità di valutare ed elaborare iniziative condivise a fronte della situazione generale, ha preceduto l'approvazione da parte della Giunta delle delibere - da proporre al vaglio del Consiglio Nazionale – relative rispettivamente ai requisiti di assegnazione dei voti di base per le Assemblee in oggetto e alla conferma della nomina, fino al termine del secondo mandato, dei componenti del Collegio di Garanzia. Dopo aver esaminato una serie di atti di carattere amministrativo la Giunta ha chiuso i lavori alle 13.35.

  • Addio a Sergio Zavoli, maestro del giornalismo. Nel 2008 vinse il Premio CONI alla carriera

    zavoli 20140701 1366838621Si è spento a Roma, all'età di 96 anni, Sergio Zavoli, giornalista, scrittore, politico, un'eccellenza al servizio del Paese. La sua carriera – iniziata come cronista radiofonico alla RAI - è stata costellata di incarichi importanti e di straordinari riconoscimenti: direttore del GR1 (1976), Presidente della RAI dal 1980 al 1986 e Presidente della Comissione di Vigilanza sulla tv di Stato, direttore del Mattino (1993-1994), condirettore del Telegiornale e senatore dal 2001 al 2018. Il suo eccezionale talento gli ha permesso di farsi apprezzare in molteplici vesti, come giornalista radiofonico, televisivo e di carta stampata, come creatore di format storici (la Notte della Repubblica) e in qualità di scrittore, in particolare di saggi e di poesie.

     

    Ha portato sullo schermo le grandi inchieste capaci di raccontare il Paese e ha dato voce alla sua passione per lo sport creando “Il Processo alla Tappa”, storica trasmissione di commento al Giro d’Italia. È stato l’unico giornalista al mondo ad aver vinto per due volte il "Prix Italia", la sua infinita bacheca è stata impreziosita – tra gli altri - dal Premio speciale della critica al Festival televisivo di Cannes, dal Premio Saint-Vincent, dal Premio Giornalista dell’Anno, dal Premio Bancarella e, nel 2008, dal Premio CONI "Una Penna per lo Sport – Giorgio Tosatti", riservato all’opera professionale svolta nell’arco di una intera carriera. Un momento indimenticabile, il doveroso tributo dell'intero sistema sportivo a un fuoriclasse a tutto campo. 

  • Amadori alimenta lo sport. Al via la partnership che accompagnerà l'Italia Team fino ai Giochi di Tokyo

    AMadok cr1Amadori, fra i leader in Italia nel comparto agroalimentare e specialista del settore avicolo, diventa “ambasciatore” delle carni bianche di alta qualità e promotore di sani stili di vita e lancia il progetto “Amadori alimenta lo Sport”, con cui intende farsi promotore del binomio vincente fra nutrizione varia ed equilibrata e regolare attività fisica.

     

    Il kick-off è l’annuncio della partnership fra Amadori e CONI: il Gruppo alimentare, fondato a Cesena oltre 50 anni fa, si unisce al panel dei partner ufficiali del Comitato Olimpico Nazionale.

     

    Amadori diventa anche fornitore ufficiale di Casa Italia ai prossimi Giochi di Tokyo e dei centri di preparazione olimpica, dove gli atleti dell’Italia Team - la squadra olimpica nazionale - in questi mesi si stanno preparando, nelle rispettive discipline, per il più importante appuntamento sportivo mondiale.

     

    La partnership con CONI e Italia Team si inserisce nell’ambito di un progetto di ampio respiro, che si svilupperà nei prossimi mesi e vedrà Amadori coinvolto insieme a Istituzioni sportive e Ambassador appartenenti al mondo dello sport, della nutrizione e del lifestyle, in importanti eventi ed appuntamenti dedicati a salute e benessere, per la promozione di un modello alimentare vario ed equilibrato.

     

    Amadori vuole porsi, infatti, come interlocutore di riferimento per milioni di italiani che credono a uno stile di vita bilanciato, in ogni aspetto della quotidianità, e al valore nutrizionale delle carni bianche, elemento insostituibile in una dieta variegata e completa.

     

    Un’ampia comunità che include sportivi e semplici appassionati, atleti amatoriali, professionisti e i nostri campioni nazionali, vertice di un movimento che fa della cura della salute e del benessere un cardine della propria quotidianità.

     

    “Le nostre filiere d’eccellenza sono caratterizzate da plus differenzianti nella loro categoria, che rispondono ai bisogni di qualità, sicurezza, gusto e apportano proteine nobili ed elementi nutrizionali essenziali nella dieta quotidiana per diverse categorie di persone: dagli sportivi di ogni livello alle donne in gravidanza, dalla popolazione più matura fino ai bambini - spiega Corrado Cosi, Direttore Centrale Marketing Strategico e R&S Amadori. “Per tutti loro la nostra azienda si fa promotrice della ‘cultura’ delle carni bianche di alta qualità, attraverso le diverse linee di prodotti provenienti dalla filiera integrata Amadori, 100% italiana e certificata in ogni fase della produzione". 

    Queste le filiere d’eccellenza Amadori:

     - “Qualità 10+”, con tante proposte di pollo e tacchino, allevati a terra senza uso di antibiotici e alimentati con mangime no OGM e vegetale;

    • “Il Campese”, eccellenza dell’offerta. I polli “Il Campese”, a lento accrescimento, sono allevati all’aperto senza uso di antibiotici e alimentati con mangime vegetale e no OGM, e vengono lavorati utilizzando solo fonti di energia rinnovabile;
    • la gamma “BIO” proveniente dagli allevamenti di pollo biologico Amadori, allevato all’aperto e alimentato con legumi e cereali da agricoltura biologica.

    Grazie ai valori differenzianti della sua offerta, Amadori diventa il garante per tutti coloro che vogliono associare nutrizione equilibrata, stile di vita sano e quotidiano esercizio fisico, i quali da oggi possono dire: “Io penso ad allenarmi e tenermi in forma, alla mia alimentazione ci pensa Amadori". 

  • Cala il sipario sull’edizione ferita dal boicottaggio. Azzurri quinti nel medagliere

    mosca chiusuraCome per la Cerimonia di apertura i rintocchi dell’orologio della Torre Spasskaja del Cremlino, diedero inizio alla cerimonia di chiusura dei Giochi della XXII Olimpiade la sera del 3 agosto del 1980, Un’edizione ferita dal boicottaggio dei 65 paesi del blocco occidentale e che sarà ricordata come una delle pagine più buie della storia sportiva. Il mondo olimpico già ferito dall’assalto dei fedayn al villaggio degli atleti di Monaco 1972 e dall’assenza di paesi africani a Montreal 1976, subì un altro durissimo colpo, seppure, dal punto di vista sportivo, il livello tecnico ed agonistico fu di prim’ordine.

     

    L’atletica leggera mise in scena, nel mezzo fondo, una delle rivalità più appassionanti in assoluto: quella tra i britannici Sebastian Coe e Steve Ovett. I due grandi favoriti degli 800 mt. e dei 1500 mt. conquistarono entrambi il titolo, ma sorprendentemente nella specialità cui l’uno era favorito sull’altro. Il tedesco orientale, Waldemar Cierpinski, invece, si aggiudicò per la seconda volta consecutiva la maratona, eguagliando il mitico Abebe Bikila; mentre, l’etiope Miruts Yifter, ebbe la meglio sia sui 5.000 che sui 10.000 mt.

     

    Nel nuoto femminile, invece, si registrò il dominio assoluto della Germania Est, che “colonizzò” il gradino più alto del podio con undici medaglie su tredici. L’Unione Sovietica, padrona di casa, fece incetta di titoli. Emblematiche le otto medaglie di Aleksandr Ditjatin nella ginnastica e il doppio successo di Vladimir Salnikov nei 400 mt., nonché nei 1500 mt. stile libero, dove stabilì il nuovo record mondiale, nuotando per la prima volta sotto i quindici minuti.

     

    Nel pugilato, di contro, Pyotr Zeyev, dovette inchinarsi al grandissimo cubano Teófilo Stevenson, al suo terzo titolo olimpico consecutivo. Il medagliere finale vide il dominio dell’URSS con 80 ori, contro i 47 della Germania dell’Est. L’Italia chiuse al quinto posto con 15 medaglie (8 ori, 3 argenti e 4 bronzi), menomata dall’assenza degli atleti appartenenti ai gruppi sportivi militari.

     

    Nell’atletica leggera il primo urlo di gioia fu di Maurizio Damilano nella 20 km. di marcia, cui seguirono i successi indimenticabili di Pietro Mennea nei 200 mt. e di Sara Simeoni nel salto in alto femminile. Il primo oro azzurro, tuttavia, fu ad appannaggio di Luciano Giovannetti nella fossa olimpica. Quasi inaspettato, poi, il trionfo di Federico Roman negli sport equestri, in particolare nella prova del concorso completo individuale, soprattutto per la tribolata vigilia che lo costrinse ad una preparazione quasi improvvisata.

     

    Claudio Pollio ed Ezio Gamba, inoltre, a distanza di ventiquattr’ore l’uno dall’altro, conquistarono rispettivamente i titoli di lotta libera 48 kg. e di judo 71 kg. con due prestazioni eccelse. Infine, Patrizio Oliva, al termine di tre memorabili riprese, si laureò campione nei super leggeri di pugilato, aggiudicandosi anche la Coppa Val Barker, quale miglior pugile della manifestazione. Le soddisfazioni non mancarono anche nella pallacanestro con lo storico argento conquistato da Marco Bonamico, Roberto Brunamonti, Fabrizio Della Fiori, Pietro Generali, Enrico Gilardi, Pierluigi Marzorati, Dino Meneghin, Romeo Sacchetti, Marco Solfrini, Michael Sylvester, Renzo Vecchiato e Renato Villalta. L’Italbasket perse la finale con la Jugoslavia, ma riuscì nella storica impresa di superare in semifinale i padroni di casa dell’Unione Sovietica per 86 a 77.

     

    Piazza d’onore anche per la squadra di sciabola maschile composta da Michele Maffei, Mario Aldo Montano, Ferdinando Meglio, Giovanni Scalzo e Marco Romano, al pari di quella del concorso completo a squadre negli sport equestri, con Federico Roman, il fratello Mauro, Anna Casagrande e Marina Sciocchetti. Il bottino azzurro fu reso ancor più cospicuo dai bronzi della staffetta 4x400 mt. formata da Pietro Mennea, Stefano Malinverni, Mauro Zuliani e Roberto Tozzi; dal tiro con l’arco con Giancarlo Ferrari, dai tuffi con Franco Cagnotto e dalla vela classe star con Giorgio Gorla ed Alfio Peraboni.

     

    L’Olimpiade di Mosca, purtroppo, sarà anche ricordata per alcuni favoritismi a beneficio degli atleti di casa. La grande Nadia Comaneci fu privata dell’oro nella classifica generale individuale di ginnastica a causa della decisione controversa dei giudici che premiarono la sovietica Yelena Davydova tra le proteste persino del pubblico locale. Furono anche dei Giochi innovativi, che saranno ricordati, tra l’altro, anche per l'introduzione della teleselezione telefonica, che rappresentò un vantaggio per la stampa internazionale, oltre ad un’apertura verso l’Occidente.

     

    Nel suo discorso conclusivo, l’allora presidente del CIO, Lord Michael Morris Killanin, chiuse con la raccomandazione, verso i giovani del mondo, “di tornare quattro anni dopo a Los Angeles”. Un’esortazione che non si realizzò, mentre la mascotte Misha volava in cielo sulle note di “Addio, Mosca”.

     

    Partecipanti: Nazioni: 80 - Atleti: 5179 (4064 Uomini; 1115 Donne) - Italiani: 167 (128 Uomini; 39 Donne)

    Medaglie Azzurre: 8 Oro – 3 Argento - 4 Bronzo

  • Il sogno di Patrizio Oliva diventa realtà nel giorno più tragico per l’Italia

    Mosca OLIVA 1Un sogno realizzato ed una promessa mantenuta, in una delle giornate più buie della storia della Repubblica italiana. Era pomeriggio, a Mosca, il 2 agosto del 1980, quando Patrizio Oliva conquistò la medaglia d’oro nel pugilato categoria superleggeri. Un piccolo sorriso di gioia regalato agli italiani, scioccati dalla violenta esplosione che alle 10.25 del mattino aveva sventrato la stazione dei treni di Bologna causando 85 morti e oltre 200 feriti. Un Paese sull’orlo del baratro, che aveva trovato nel 21enne napoletano una sorta di ancora di salvezza in un mix di emozioni contrastanti.

     

    Quel pugile sognatore, che quattro anni prima, al termine della finale olimpica tra Ray Leonard e il cubano Andrés Aldama, dentro di sé iniziava a coltivare l’ambizione di essere sul ring a cinque cerchi, ha sempre avuto una carriera piena di sacrifici, iniziata ad undici anni grazie al fratello Mario, pugile dilettante, nella palestra Fulgor ai Quartieri Spagnoli, sotto la guida di Geppino Silvestri. Dal 1976 al 1978 si aggiudicò prima il titolo italiano dilettanti nei pesi piuma e poi, per due volte consecutive, quello dei leggeri, oltre al titolo europeo juniores.

     

    Nel 1979, però, fu protagonista di una sconfitta immeritata e clamorosa, nella finale per il titolo europeo di Colonia. Al termine di un match di alto livello, con il quotato sovietico Serik Konakbayev, fu penalizzato dal verdetto dei giudici che premiarono il suo avversario tra i fischi del pubblico. I Giochi moscoviti, quindi, rappresentavano la sua grande occasione di riscatto dopo quella tremenda delusione.

     

    La squadra italiana, guidata dal neo commissario tecnico Franco Falcinelli e composta da Oliva, Russolillo, Gravina e Damiani, era partita con la voglia di poter ben figurare davanti ad avversari di grande levatura. La vigilia non fu delle migliori, con gli azzurri che rischiarono di tornare in Italia senza aver potuto salire sul ring. Una mattina, al termine della colazione, furono colti di sorpresa e chiamati per le prove pre-peso, dove nessuno rientrò nei limiti. Falcinelli, allora, provò la carta della sauna con la tuta di lana addosso, ma lo stratagemma non bastò e l’Italia fu esclusa.

     

    Erano i tempi della Guerra Fredda e del boicottaggio del blocco occidentale, per cui il CIO non se la sentì di perdere un’altra squadra e diede una seconda possibilità agli azzurri. Russolillo e Gravina uscirono al primo turno, mentre Damiani si arrese ai quarti di finale. Per Oliva, invece, era giunto il momento di tirare fuori dal cassetto quel sogno fatto ad occhi aperti davanti alla tv, mentre Leonard conquistava il titolo nella sua stessa categoria.

     

    Nei primi due turni, con un doppio KO, eliminò rispettivamente il beniniano Aurelien Agnan e il siriano Farez Halaby. Durissimo, di contro, il match dei quarti di finale con lo jugoslavo Ace Rusevski, già bronzo a Montreal, che Oliva vinse ai punti per 3-2. Smaltite le tossine, in semifinale superò senza patemi, con un netto 5-0, il britannico Anthony Willis, conquistando così la sospirata finale. Una sfida complicata, proprio con Konakbayev, grande favorito davanti al pubblico di casa, ma che rappresentava per Oliva la grande rivincita per il titolo europeo sfuggito l’anno prima.

     

    L’azzurro si aggiudicò la prima ripresa. Nella seconda, viceversa, il pugile di origine kazaka reagì mettendo alle corde Oliva, che sembrò smarrire la carica iniziale. La veemenza dell’avversario sembrò fargli perdere la consueta lucidità. A Napoli, nel frattempo, nel quartiere di Poggioreale, il padre Rocco e i fratelli, cercavano di esorcizzare quel momento di difficoltà. Dall’angolo Falcinelli gli gridò: “Fallo per Ciro!”. Era un modo per scuoterlo, cercando di toccare le corde giuste. Nella terza e decisiva ripresa, Oliva con una boxe non nella sua indole, ma frutto di grande irrazionalità, disorientò Konakbayev, che sembrò andare in confusione. L’avversario accusò il colpo, non riuscì a reagire, spiazzato dalla tattica del pugile partenopeo.

     

    Al gong l’Arena moscovita si ammutolì, qualcosa non era andato per il verso giusto e solo il verdetto dei giudici poteva - malauguratamente - ribaltare un destino già scritto. L’arbitro tedesco non fece in tempo ad alzargli il braccio, che era già genuflesso sul ring tra le lacrime. Baciò per terra e venne letteralmente sollevato da Falcinelli: era campione olimpico! I giudici non ebbero dubbi, il 4 a 1 fu il suggello di un trionfo iniziato dieci anni prima nella palestra di via Roma, a quindici metri sotto il livello della strada. Il sogno divenne realtà, come la promessa al compianto fratello Ciro. Sparviero ce l’aveva fatta.

  • Ezio Gamba lascia i Carabinieri per andare a vincere il primo oro del Judo

    Gamba1I Giochi della XXII Olimpiade resteranno impressi nella memoria degli appassionati per aver regalato all’Italia la prima medaglia d’oro in assoluto nel judo. Un’arte marziale spettacolare, che fece il suo esordio olimpico a Tokyo nel 1964 e che dopo otto anni di assenza ritornò a Monaco nel 1972.

     

    Il grande protagonista di quella giornata memorabile fu Ezio Gamba, uno dei più grandi interpreti della disciplina, inserito insieme al suo maestro, Franco Capelletti, nella International Judo Hall of Fame. Gamba iniziò a praticare judo quasi per caso: a sette anni si iscrisse alla gloriosa società Forza e Costanza di Brescia per correggere una gracilità fisica. All’inizio venne seguito dal maestro Mario Bernardini, ma nel 1970 diventò allievo proprio di Capelletti, che insieme al maestro Masami Matsushita, rappresentava un punto di riferimento per il judo nazionale.

     

    Nel 1975, l’allora presidente della FILPJ, Augusto Ceracchini, radunò nel Centro di Preparazione Olimpica di Roma una rosa di giovani judoka, tra cui Gamba, Felice Mariani, Angelo Fetto, Sandro Rosati, Mario Diminelli e Mario Vecchi, sotto la guida del maestro giapponese Matsushita. Allenamenti massacranti che Gamba dovette condividere con l’impegno per lo studio, per conseguire il diploma di perito elettrotecnico. I primi risultati iniziarono ad arrivare, così come la convocazione per i Giochi Olimpici di Montreal 1976.

     

    L’allora 17enne bresciano venne eliminato dal sudcoreano Lee Chang-Sun ai quarti di finale, ma fu comunque protagonista di una prova positiva, al pari della squadra azzurra, che con Mariani si aggiudicò il bronzo nei leggeri. Nel quadriennio successivo, una serie di sconfitte in finale tra juniores ed assoluti sembrarono minare la sua capacità di poter conquistare qualche titolo, mentre qualcuno iniziava a pensare che potesse essere un eterno secondo.

     

    Ai Mondiali di Parigi del 1979, però, seppur sconfitto in finale dal giapponese Miro Katsuki, superò in semifinale il britannico Neil Adams, sua bestia nera, ma soprattutto, guadagnò la piazza d’onore interrompendo il dominio degli atleti del Sol Levante che per sei edizioni consecutive avevano egemonizzato la finale iridata.

     

    L’Olimpiade di Mosca, quindi, rappresentò un crocevia fondamentale per la sua carriera. La vigilia, tuttavia, non fu particolarmente serena. Il boicottaggio del blocco occidentale, che alla fine produsse il compromesso della partecipazione di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, senza la presenza degli atleti militari, rappresentò per Gamba motivo di grande sofferenza. L’azzurro, infatti, era un effettivo in forza all’Arma dei Carabinieri e chiaramente non avrebbe potuto partecipare ai Giochi moscoviti, un sogno che stava per svanire. Si consultò con il suo maestro e prese la decisione di presentare domanda di congedo. Nel frattempo si allenò da solo, con un gruppo di amici, senza sapere quale potesse essere l’esito finale della domanda.

     

    Una situazione di grande tensione, che si risolse poco prima di volare a Mosca. Una vigilia comunque tormentata, in quanto il maestro Capelletti fu costretto rimanere in Italia, mentre Gamba riuscì ad allenarsi solo grazie alla disponibilità di due judoka di San Marino. Il grande giorno era arrivato ed una volta salito sul tatami l’azzurro trasformò la tensione in una carica agonistica che fece la differenza. Nella prima sfida del gruppo B, vinse nettamente con il kuwaitiano Fahad Al-Farhan, per poi imporsi solo ai punti con il francese Christian Dyot. Nei due match successivi, con un doppio ippon, superò rispettivamente il nordcoreano Kim Byong-Gun e il mongolo Raudangiin Davaadalai.

     

    Un risultato che lo portò a giocarsi la medaglia d’oro con l’avversario di sempre, il britannico Adams, giunto in finale con tutte vittorie prima del limite. Un testa a testa equilibrato per i due quasi coetanei, divisi all’anagrafe da soli trentaquattro giorni di differenza. Sette minuti di grandi emozioni, con l’atteso verdetto dei giudici. Le bandierine bianche si alzarono, proclamando l’azzurro vincitore. Gamba si inginocchiò, ma si rialzò velocemente con le braccia al cielo in segno di esultanza per poi abbracciare l’avversario.

    Quel bambino gracile era diventato uomo. Il cammino olimpico di Gamba continuerà a Los Angeles, quattro anni dopo, dove conquisterà l’argento. Ma il destino lo rivuole a Mosca. Dal 2009 allena la nazionale di Judo russa che a Londra 2012 conquista le prime medaglie d’oro nella disciplina. Quel bambino gracile era diventato uomo. Il cammino olimpico di Gamba continuerà a Los Angeles, quattro anni dopo, dove conquisterà l’argento. Ma il destino lo rivuole a Mosca. Dal 2009 allena la nazionale di Judo russa che a Londra 2012 conquista le prime medaglie d’oro nella disciplina.

| Data di pubblicazione:Mon, 10 Aug 2020 17:17:01 +0200
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