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  • Alessandra Sensini spettacolare: cade, soffre e vince la medaglia d’oro nella classe Mistral

    Sensini2Il 24 settembre del 2000 entrò a pieno titolo nella storia dello sport italiano per la prima medaglia d’oro di una donna nella vela. Alle sette e quarantacinque di quell’incredibile domenica, Alessandra Sensini si laureò campionessa olimpica nella classe Mistral coronando il suo grande sogno a cinque cerchi.

     

    L’amore per il mare di papà Goffredo e la passione per quella disciplina ancora poco conosciuta in Italia da parte delle sorelle Irene ed Eleonora, la spinsero, a dodici anni, a salire su quella tavola con vela su cui vivrà anni di intense emozioni. Nel 1983 si classificò al secondo posto ai Giochi della Gioventù di Bracciano, in una gara mista maschi/femmine, facendo già intravedere le sue innate qualità. Nel 1985 vinse il suo primo titolo italiano juniores a soli 15 anni e da quel momento farà incetta di tutti i tricolori che la vedranno impegnata in gara. L’esordio internazionale è datato 1987 con il terzo posto ai Mondiali di Manly Beach, mentre il primo successo iridato arrivò due anni dopo in Texas.

     

    E proprio da quel giorno iniziò un’ascesa inarrestabile, che la portò alla sua prima partecipazione olimpica. Ma a Barcellona, nel 1992, arrivò, invece, una grande delusione. Si classificò settima, dopo essere stata a lungo in zona medaglie. Quattro anni dopo ad Atlanta, con un bagaglio d’esperienza maggiore, si aggiudicò la medaglia di bronzo, preceduta solo dall’australiana Barbara Kendall e dalla neo campionessa di Hong Kong, Lee Lai Shan.

     

    L’ingresso nel nuovo Millennio, però, le portò nuova linfa. Nel 2000 si aggiudicò non solo l’Europeo di Cadice, ma anche il Mondiale di Mar del Plata, dove si lasciò alle spalle proprio la Lee Lai Shan. Si presentò quindi tra le favorite ai Giochi della XXVII Olimpiade di Sydney.

     

    Sensini1 MistralA Rose Bay, nella prova della classe Mistral femminile, le ventinove atlete in gara dovevano affrontare undici regate in una settimana, con la possibilità di scartare i due risultati peggiori. Una sfida massacrante, che l’azzurra affrontò con grande tenacia ed intelligenza, conscia della sua forza e del valore delle avversarie. Tre le veliste che si giocarono le medaglie sin dalla prima giornata di gare: la Kendall, oro a Barcellona 1992 e argento ad Atlanta 1996; la tedesca Amelie Lux e la Sensini.

     

    Nei primi tre giorni si disputarono quattro regate, con le tre contendenti che monopolizzarono la classifica: leadership per la Lux con quattro lunghezze di vantaggio sulla Sensini e cinque sulla Kendall. Nel quarto giorno di gare, complicato dal vento, la Sensini vinse la quinta regata, ma si dovette accontentare del quarto posto nella sesta, dove sbagliò, ma comunque poi scartò quel risultato. La Lux mantenne il comando, con la grossetana a tre lunghezze e la Kendall a sette.

     

    Il 21 settembre, però, la Sensini con un primo e secondo posto, rispettivamente nella settima ed ottava regata, si portò ad una sola lunghezza dalla tedesca. Il giorno successivo, quindi, la velista azzurra s’impose nella nona regata; mentre la Kendall fece sua la decima, con la Sensini dodicesima, risultato sfavorevole che verrà eliminato. Tutto venne quindi rimandato all’ultima e decisiva regata, con la trentenne di Marina di Grosseto obbligata ad arrivare davanti alla Lux per poter conquistare il primo posto. La Sensini partì davanti, ma la tedesca recuperò approfittando di un momento sfortunato dell’azzurra, che entrò in un buco di vento, riuscendo comunque a recuperare.

     

    Le due avversarie si ritrovarono testa a testa in un finale straordinario. Ad un certo punto la Sensini cadde in acqua e il sogno olimpico sembrò svanire. Ma quando tutto sembrava perso, recuperò di bolina e s’involò verso la gloria con un incredibile cambio di marcia, difendendo con le unghie e con i denti il minimo vantaggio strappato alla penultima boa. Sette secondi di vantaggio per un meritato trionfo che negli ultimi metri sembrava non arrivare mai, ma che divenne una splendida realtà quarantotto anni dopo il successo di Tino Straulino e Nico Rode ad Helsinki.

     

    Il mare non solo abbracciò quell’adolescente diventata donna, ma le volle bene premiandola con quell’oro tanto desiderato, quanto meritato. Al mare Alessandra Sensini resterà legata ancora per molto. Continuerà la sua carriera agonistica partecipando ad altre tre edizioni olimpiche (Atene 2004, Pechino 2008, Londra 2012) collezionando in totale 1 oro, 1 argento e 2 bronzi oltre a 6 titoli Mondiali e 5 Europei.

     

    Terminata l’attività agonistica resterà un riferimento importante per la sua disciplina, dove è attualmente Direttore tecnico del Settore Giovanile e Vicedirettore tecnico Nazionale della Federazione Italiana Vela. Lo sport italiano le riconoscerà anche il ruolo dirigenziale, eleggendola nella Giunta Nazionale CONI, dove è Vice Presidente dal 2017.

  • Abbagnale, Sartori, Galtarossa, Raineri vanno in progressione e battono i tedeschi nel 4 di coppia

    4dicoppiaIl 24 settembre del 2000 l’Italia conquistò la decima medaglia d’oro ai Giochi della XXVII Olimpiade di Sydney. Protagonista di quella splendida giornata fu il canottaggio. Nel quattro di coppia gli azzurri diedero vita ad una gara perfetta, dominando dall’inizio alla fine. Nell’incantevole cornice del bacino di Penrith, a sessantacinque chilometri da Sydney, l’equipaggio italiano poté finalmente esultare dopo una settimana massacrante di gare ed allenamenti.

     

    Il Commissario Tecnico, Giuseppe La Mura, selezionò per la prova olimpica il 34enne veterano di Pompei Agostino Abbagnale; il laziale Alessio Sartori, di dieci anni più giovane; il padovano Rossano Galtarossa, che di anni ne aveva ventotto e il 23enne Simone Raineri, originario di Casalmaggiore. Abbagnale, Sartori e Galtarossa erano tre canottieri esperti, già campioni del mondo, a differenza del debuttante Raineri.

     

    Tredici gli equipaggi iscritti alla gara, che si affrontarono al primo turno nella giornata del 18 settembre. Si qualificavano le prime tre imbarcazioni di ogni batteria, mentre, le quattro escluse, disputavano un turno di ripescaggio. L’Italia si aggiudicò la terza batteria in 5’45”67 (miglior tempo assoluto), precedendo la Svizzera e i vice campioni olimpici uscenti degli Stati Uniti. Germania ed Australia, quindi, s’imposero rispettivamente nella prima e seconda batteria. Cuba, Austria, Belgio e Cina, di contro, affrontarono il ripescaggio che qualificò le prime tre.

     

    Quattro giorni dopo fu la volta delle semifinali: due batterie di sei equipaggi l’una, con le prime tre che conquistavano il pass per la finale. Gli azzurri, ancora una volta, furono inarrivabili. Vinsero la seconda batteria con il tempo di 5’44”08, stabilendo il record olimpico, senza concedere nulla ai Paesi Bassi e all’Ucraina. Nella prima batteria, invece, la Germania non aveva concesso scampo ai padroni di casa dell’Australia, già bronzo ad Atlanta quattro anni prima e alla Svizzera.

     

    quatto di coppiaL’attesissima finale per il titolo, pertanto, metteva di fronte la favorita Germania, due volte sul gradino più alto del podio ad Atlanta e Barcellona, nonché campione del mondo uscente, e l’Italia, capace di vincere quattro delle ultime cinque edizioni dei Mondiali. Nel quartetto tedesco Andreas Hajek, Stephan Volkert e André Willms puntavano al loro terzo oro, a differenza di Marco Geisler, alla ricerca del suo primo titolo. Una grande sfida in cui Paesi Bassi ed Australia erano gli outsider.

     

    La Germania partì subito forte, con un ritmo indemoniato, proprio per avvantaggiarsi sugli azzurri che facevano della regolarità la loro arma migliore. Al termine dei primi 500 metri i tedeschi conducevano con un vantaggio di settanta centesimi, che divennero settantacinque ai 1000 metri. Gli azzurri, però, proprio a metà gara, cominciarono a recuperare, aumentando vertiginosamente il ritmo dei colpi, che li porterà in testa nel giro di duecento metri. A tre quarti di gara l’Italia comandava con 70 centesimi di vantaggio, mentre, la Germania, pagò l’avvio sconsiderato cedendo clamorosamente nel finale. L’imbarcazione italiana s’involò così verso il traguardo precedendo di oltre due secondi i Paesi Bassi, che proprio negli ultimi metri riuscirono a superare la Germania. Un trionfo!

     

    Galtarossa non stava più nella pelle e si alzò in piedi con le braccia al cielo per festeggiare   quell’agognata vittoria inseguita da ben otto anni. L’emozione, poi, travolse il prodiere Abbagnale, che ad inizio anno fu convinto dalla moglie Romilda a continuare dopo una serie di problemi fisici: un sacrificio che gli valse il terzo titolo olimpico, impresa sfuggita persino ai suoi fratelli Carmine e Giuseppe. Sartori, inoltre, si prese un’enorme rivincita, con Galtarossa, dopo la grande delusione di quattro anni prima, quando si dovette accontentare della medaglia di legno. Incredulo, ma alle stelle, il debuttante Raineri, che al primo colpo vinse l’oro.

     

    Per il canottaggio italiano fu il secondo titolo olimpico conquistato nella specialità, dodici anni dopo il successo di Gianluca Farina, Piero Poli, Davide Tizzano ed appunto Agostino Abbagnale a Seoul 1988.

  • Comunicato del Consiglio Nazionale

    MalagoIl 277° Consiglio Nazionale del CONI si è riunito oggi, presso il Foro Italico, per discutere il seguente ordine del giorno:

     

    1) Approvazione verbali del 2 luglio e del 5 agosto 2020: approvati all’unanimità.

     

    2) Comunicazioni del Presidente: Malagò ha aperto i lavori ricordando i personaggi del mondo sportivo scomparsi nell’ultimo mese e sottolineando contestualmente i principali risultati di rilievo conseguiti dagli azzurri nello stesso periodo.

     

    Il Presidente ha quindi letto il documento elaborato dalla Giunta Nazionale, dopo approfondite riflessioni con l’intero movimento, chiamato a rappresentare le istanze collettive rispetto ai contenuti emersi dalle bozze dei decreti attuativi della legge delega, relativa al riordino dell’ordinamento sportivo. Contestualmente il Segretario Generale, Carlo Mornati, ha portato all’attenzione del Consiglio la lettera inviata dal CIO – attraverso il Direttore delle Relazioni Istituzionali e dei rapporti con i Comitati Olimpici, James Macleod - al Governo Italiano, legata alla situazione afferente al CONI e alla sua autonomia in considerazione dell’attuale scenario normativo italiano rispetto ai dettami enucleati dalla Carta Olimpica.

     

    Sulle comunicazioni del Presidente e su altri temi di carattere generale sono intervenuti: Raffaella Masciadri (Rappresentante Atleti), Giovanni Petrucci (Pallacanestro), Marco Giunio De Sanctis (Bocce), Vincenzo Manco (Rappresentante Enti di Promozione), Mario Pescante (membro onorario CIO), Angelo Binaghi (Tennis), Silvia Salis (Rappresentante Atleti), Vincenzo Iaconianni (Motonautica), Paolo Barelli (Nuoto), Maurizio Casasco (Medici Sportivi), Luciano Rossi (Tiro a Volo), Antonio Urso (Pesistica), Claudio Barbaro (Rappresentante Enti di Promozione Sportiva), Orazio Arancio (Rappresentante Tecnici), Gabriele Gravina (Calcio), Franco Chimenti (Golf), Alfio Giomi (Atletica), Sabatino Aracu (Sport Rotellistici), Ugo Claudio Matteoli (Pesca Sportiva e Attività Subacquee), Angelo Cito (Taekwondo), Felice Buglione (Discipline Armi Sportive da Caccia), Giorgio Brandolin (Rappresentante Organi Periferici), Michele Maffei (Rappresentante Associazioni Benemerite), Bruno Molea (Rappresentante Enti di Promozione), Alfredo Gavazzi (Rugby), Franco Carraro (membro onorario CIO)

     

    Il testo del documento è stato approvato dal Consiglio con l'astensione dei rappresentanti degli Enti di Promozione, Claudio Barbaro (ASI), Vincenzo Manco (UISP), Bruno Molea (AICS), Ugo Salines (CSEN), Antonino Viti (ACSI) e di Paolo Barelli (Nuoto) e Angelo Binaghi (Tennis).

     

    3) Attività FSN-DSA-EPS: Sono state approvate all’unanimità le seguenti delibere. 1) Nomina del Segretario Generale del CONI, Carlo Mornati, come commissario straordinario della Federazione Italiana Hockey, con Michele Signorini vice Commissario, affinché – con tutti i poteri del Presidente e del Consiglio Federale - assicuri il regolare svolgimento dell’attività federale e provveda alla celebrazione dell’Assemblea Elettiva. 2) la delibera relativa ai livelli delle competizioni internazionali e nazionali alle quali gli atleti debbono aver partecipato entro gli otto anni precedenti la data delle elezioni, ai fini dell’eleggibilità degli atleti stessi nella Giunta e nel Consiglio Nazionale. 3) la delibera relativa al numero complessivo di ingressi degli atleti stranieri, provenienti da Paesi non appartenenti alla Comunità Europea, che svolgeranno attività sportiva professionistica o comunque retribuita pari al numero di 1200 per la stagione agonistica 2020/2021. Approvata infine, con l’astensione di Paolo Barelli, la delibera relativa alla nomina del Prof. Fabio Pigozzi come commissario straordinario della Federazione Italiana Pentathlon Moderno, con Bruno Di Pietro e Giorgio Bartoletti Vice Commissari, affinché - con tutti i poteri del Presidente e del Consiglio Federale - assicuri il regolare svolgimento dell’attività federale e provveda alla celebrazione dell’Assemblea Elettiva, 

     

    Il Consiglio, non avendo altro da deliberare, ha chiuso i lavori alle 14.25.

  • Comunicato di Giunta Nazionale

    FORO5 crSi è tenuta questa mattina al Foro Italico la 1104ª riunione della Giunta Nazionale CONI che ha aperto i lavori approvando il verbale delle precedenti riunioni del 2 luglio e del 5 agosto. Il Presidente ha esordito aggiornando la Giunta sulle ultime vicende legate alla Legge Delega sullo Sport.

     

    Prima di esaminare un documento condiviso, la Giunta ha deliberato di proporre al Consiglio Nazionale il Commissariamento della Federazione Italiana Pentathlon Moderno con Fabio Pigozzi (con vice Bruno di Pietro e Giorgio Bartoletti) e della Federazione Italiana Hockey col Segretario Generale del CONI Carlo Mornati (con vice Michele Signorini), a seguito delle dimissioni del Presidente Magini (Pentathlon) e della mancata elezione in assemblea del presidente della Federhockey. Approvate anche le delibere da sottoporre al Consiglio Nazionale sulla ripartizione per federazione del numero di extracomunitari e sui livelli minimi di competizioni sportive per candidature agli Organi del CONI. E’ stato trasmesso al Collegio di Garanzia del CONI l’incartamento degli atti esistenti tra la Federazione Italiana Scherma e l’Accademia Nazionale di Scherma al fine di ottenere la determinazione alla quale attenersi per il futuro dopo la sentenza del Consiglio di Stato.

     

    La Giunta ha poi esaminato dettagliatamente e approvato all’unanimità (con astensione di Gallo) un documento da sottoporre in approvazione al Consiglio Nazionale. Dopo aver esaminato una lunga serie di altri temi di carattere organizzativo e amministrativo, e aver assunto le relative delibere, la Giunta ha concluso i propri lavori alle ore 11.30.

  • Impresa del Dream Team di fioretto: le azzurre al terzo oro consecutivo. La scherma è a quota 100

    fioraetto squadraIl 23 settembre del 2000 le fiorettiste azzurre entrarono nella storia aggiudicandosi il terzo titolo olimpico consecutivo nella prova a squadre. Sulle pedane dell’Exhibition Complex di Sydney, le jesine Giovanna Trillini e Valentina Vezzali, insieme alla milanese Diana Bianchedi, non solo dominarono il torneo, ma conquistarono la centesima medaglia olimpica della scherma italiana, un risultato mai raggiunto in nessun’altra disciplina.

     

    La prima medaglia fu conquistata nel 1900, ai Giochi di Parigi, per mano di Antonio Conte nella sciabola individuale. Le fiorettiste azzurre erano le grandi favorite alla vigilia del torneo, in quanto campionesse uscenti e grandi protagoniste nella prova individuale con l’oro della Vezzali e il bronzo della Trillini. La Bianchedi, invece, non aveva potuto gareggiare nella prova a squadre di Atlanta (dove fu schierata Francesca Bortolozzi), a causa di un grave infortunio al tendine d’Achille patito nel corso dell’individuale.

     

    Le avversarie da battere erano le campionesse del mondo della Germania (prime a Seul nel 1988 proprio a spese dell’Italia e poi argento e bronzo rispettivamente a Barcellona 1992 ed Atlanta 1996) e la giovane e talentuosa Polonia. Sulla carta c’era anche la Romania (argento e bronzo nelle ultime due edizioni), che, però, non riuscì a formare la squadra.

     

    Nove le squadre iscritte alla competizione. Ai quarti di finale l’Italia affrontò l’Ucraina (Liudmyla Vasylieva, Olena Koltsova, Olha Leleiko), che si qualificò superando per 45 a 35 il Canada nell’unico match preliminare. Le azzurre s’imposero per 45 a 39 senza mai dare l’impressione di soffrire le avversarie. Nelle altre sfide, molto più equilibrate, Stati Uniti, Polonia e Germania ebbero la meglio su Ungheria, Cina e Russia.

     

    Senza storia anche le semifinali. L’Italia vinse per 45 a 38 sugli Stati Uniti (Ann Marsh, Iris Zimmermann, Felicia Zimmermann), centrando così la quarta finale olimpica consecutiva; mentre, la Polonia, superò ancor più nettamente la Germania per 45 a 34. Nella finale per il bronzo, poi, le tedesche Sabine Bau, Rita König e Monika Weber-Koszto s’imposero di misura per 45 a 42 sulle statunitensi.

     

    Nella finalissima le azzurre si trovarono di fronte le polacche Sylwia Gruchala, Magdalena Mroczkiewicz, Anna Rybicka e Barbara Wolnicka-Szewczyk, che l’anno prima, ai Mondiali di Seul, le avevano eliminate ai quarti di finale. I primi due assalti furono complicati, con le vice campionesse del mondo che misero in difficoltà prima la Bianchedi e poi un’incredula Vezzali.

     

    Nel terzo assalto, tuttavia, la Trillini, con esperienza e classe, riportò l’Italia avanti, dando grande fiducia alle compagne di squadre. La Bianchedi allungò sul 25-23, seguita dalla Vezzali, che chiuse con quattro stoccate di vantaggio (30-26) il suo assalto. Nell’ottava manche la Trillini dovette contenere il ritorno della Mroczkiewicz, che riportò a due lunghezze la Polonia: 35-33. Nell’ultimo assalto, quindi, la Vezzali fece qualcosa di incredibile con la malcapitata Gruchala, che subì un parziale di 10 a 3!

     

    medaglia 100A bordo pedana, il C.T. Andrea Magro e le due compagne assistettero alla straordinaria prova di forza della campionessa olimpica, che chiuse l’incontro sul 45 a 36, prima di essere travolta dall’abbraccio della squadra. Vezzali, Bianchedi e Trillini cantarono a squarciagola l’Inno di Mameli, sventolando poi un tricolore con la scritta. “Scherma, 100 medaglie olimpiche”.E' la leggenda del Dream Team.

  • E’ ancora la volta di Paola Pezzo: la signora in mountain bike si mette al collo un altro oro

    Paola Pezzo 1Dal sogno olimpico con gli sci, alle medaglie d’oro con la mountain bike. Il desiderio di montagna ha caratterizzato la storia sportiva di Paola Pezzo. Nata a Bosco Chiesanuova, sui Monti Lessini, iniziò praticando lo sci di fondo come gli illustri compaesani Fulvio e Sabina Valbusa. A quindici anni si classificò al secondo posto ai Campionati italiani nella 7,5 km. alle spalle di Stefania Belmondo. L’anno dopo, però, rimase fuori dal giro della Nazionale e così, a 17 anni, decise di smettere, rimanendo ferma un anno.

     

    Nel frattempo, il dentista del paese, grande appassionato di ciclismo, le regalò un arrampichino, dicendole che sarebbe stato lo sport del futuro. Ed ebbe ragione. Nel 1988, a 22 anni, cominciò così la sua avventura di mountain biker. Nel 1992 vinse il titolo italiano e la medaglia d’argento agli Europei, mentre, nel 1993, conquistò il Mondiale di Métabief in Francia. Nel 1994 si aggiudicò il suo primo oro continentale, cui si aggiunsero quelli del 1996 e del 1999.

     

    Nel 1993, una settimana dopo il Mondiale, la mountain bike - nello specifico, il cross country - fu inserita tra le discipline olimpiche. Per la biker veronese, quindi, la tanto sognata partecipazione olimpica stava per diventare realtà.

     

    E fu un trionfo. Ad Atlanta, nel 1996, fu la prima donna a vincere la medaglia d’oro olimpica in sella ad una mountain bike, imponendosi al termine di una gara pazzesca. Superò di oltre un minuto la canadese Alison Sydor, pluricampionessa del mondo e grande favorita della vigilia. Indimenticabile il suo décolleté che fece storia nell’ultima fase della gara, quando il caldo torrido la costrinse ad abbassare la zip. Dopo quella vittoria fece richiesta di un body con l’apertura sulla schiena, portando un tocco di femminilità in un mondo declinato al maschile. Ai successivi Mondiali, quindi, la Castelli Cycling, realizzò una collezione interamente da donna per il ciclismo.

     

    Il 1997, poi, fu il suo anno d’oro: dopo i Giochi americani si aggiudicò tutte le gare a cui partecipò, con una dimostrazione di superiorità impressionante, che culminò con il trionfo sia ai Mondiali che in Coppa del Mondo. Nel 1999, invece, si dovette accontentare del bronzo iridato, quando mancava un anno alla sua seconda Olimpiade.

     

    Nei quattro mesi precedenti a Sydney, iniziò ad alzarsi alle sei del mattino, anticipando ogni tre giorni la sveglia di un quarto d’ora, finché non arrivò alle tre, ora in cui avrebbe gareggiato in Australia. Andava a letto alle 15 e si svegliava alle 23, per riequilibrare il fuso di dieci ore. Una preparazione puntigliosa, di grande sacrificio, che le regalerà ancora forti emozioni.

     

    Ai Giochi della XXVII Olimpiade si presentò tra le favorite, anche in virtù dello straordinario riconoscimento ricevuto l’anno prima, con l’inserimento nella Mountain Bike Hall of Fame di Fairfax in California. Le avversarie da battere erano la spagnola Margarita Fullana, campionessa del mondo nel 1999 e nel 2000 e la canadese Sydor, già iridata nel 1994 e 1995. Trenta le concorrenti iscritte alla gara, che quel 23 settembre del 2000 dovevano percorrere cinque giri da 7,1 km.

     

    Paola Pezzo 2Sul circuito del Fairfield City Farm prese subito la testa la svizzera Barbara Blatter, mentre, al terzo giro, la Fullana si portò al comando. A metà gara la Pezzo era settima, ma poi, con un’incredibile rimonta risalì fino al terzo posto. Al quarto giro l’azzurra superò la Blatter e si mise all’inseguimento della Fullana.

     

    Fu l’attacco decisivo. Recuperò terreno sulla battistrada spagnola, con la quale lottò gomito a gomito, con ferocia, fino a scontrarsi in un tratto stretto di discesa. La Fullana cadde rovinosamente, mentre la Pezzo rimase miracolosamente in sella, tenendo a debita distanza le avversarie nell’ultimo giro, per poi involarsi verso il suo secondo titolo olimpico. Nell’ultima curva prese al volo un Tricolore con cui tagliò il traguardo, scese dalla bicicletta, baciò lo sterrato e si diresse con la sua due ruote sulle spalle a festeggiare l’ennesima impresa di una carriera formidabile.

     

    “Non ci credevo, solo un miracolo poteva fare accadere tutto questo”. Ad oggi, insieme alla norvegese Gunn-Rita Dahle, è l’unica atleta ad aver vinto Olimpiade, Mondiale e Coppa del Mondo. Nostra Signora della mountain bike.

  • Bach scrive al movimento olimpico: "Lavoriamo per organizzare grandi eventi sportivi in sicurezza"

    CIOIl Presidente del CIO, Thomas Bach, ha affidato a una lunga lettera - indirizzata al movimento olimpico - alcune riflessioni legate all'importanza del ruolo rivestito dallo sport in questo particolare momento storico e affrontato il tema della sicurezza in relazionie alle misure di contrasto al Coronavirus legate ai grandi eventi. 

     

    "Lo sport è ampiamente riconosciuto come un fattore essenziale nella lotta alla pandemia, che ancora persiste in molti paesi. Lo sport è anche accettato come parte integrante della soluzione per la ripresa della crisi, che è in corso in altri paesi. Per fortuna, stiamo anche assistendo di nuovo a eventi sportivi dal vivo. L'accoglienza molto positiva di questi eventi dimostra chiaramente che non solo gli atleti e le organizzazioni sportive, ma anche il pubblico in generale, desideravano il ritorno dello sport come parte integrante della nostra vita. Vediamo anche che lo sport può essere organizzato in sicurezza, anche con le restrizioni in corso. Questo dovrebbe dare a tutti noi fiducia nei nostri preparativi per gli eventi futuri, inclusi i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Vorrei ringraziare tutte le persone che ci hanno portato fin qui lavorando instancabilmente per far andare avanti le nostre società e tutti voi, comunità sportiva che lavora con grande responsabilità e creatività per organizzare eventi sportivi, salvaguardando la salute di tutti gli interessati. Sulla base di questo successo iniziale, attendiamo con impazienza il momento in cui le numerose restrizioni, che ora sono essenziali, potranno essere alleviate. Ma dobbiamo continuare ad agire in modo responsabile quando si tratta di pianificare e programmare i nostri eventi sportivi. Il virus non è ancora stato sconfitto. Dobbiamo continuare a contribuire al suo contenimento ed essere parte della soluzione per la ripresa dalla crisi. Nella nostra pianificazione e programmazione, abbiamo tutti una grande responsabilità, non solo per i nostri rispettivi stakeholder, ma per l'intera comunità sportiva. Per esperienza, sappiamo che ogni contrattempo che colpisce uno di noi colpisce tutti noi e ha il potenziale per annullare i grandi progressi che abbiamo fatto insieme negli ultimi mesi. In questo contesto, stiamo monitorando il potenziale di metodi di prova innovativi per l'organizzazione sicura degli eventi. Oltre a quelli già esistenti - prosegue - esistono una serie di cosiddetti test rapidi già sul mercato o in fase di sviluppo. Se utilizzati in combinazione con altre contromisure contro i virus, questi test rapidi ci forniscono un importante strumento aggiuntivo per garantire un ambiente sicuro per tutte le persone coinvolte. Oltre a questa buona notizia per quanto riguarda i test, ci sono segnali molto incoraggianti da parte della comunità scientifica e medica sulla disponibilità di vaccini approvati nei prossimi mesi, forse anche prima della fine di quest'anno".

     

  • Il 23 settembre riunioni di Giunta e Consiglio Nazionale

    FORO5 crLa 1104ª riunione della Giunta Nazionale del CONI si terrà mercoledì 23 settembre 2020 a Roma, presso il Foro Italico, con inizio alle ore 9.30.

     

    Questo l'ordine del giorno:

     

    1) Verbale riunioni del 2 luglio e del 5 agosto 2020

    2) Comunicazioni del Presidente

    3) 277° Consiglio Nazionale CONI

    4) Attività Olimpica e Alto Livello

    5) Attività Federazioni Sportive Nazionali – Discipline Sportive Associate – Enti di Promozione Sportiva – Attività Antidoping

    6) Affari Amministrativi

    7) Varie e proposte dei membri della Giunta Nazionale

     

     

    Il 277° Consiglio Nazionale del CONI si riunirà mercoledì 23 settembre 2020, con inizio alle ore 11.30, a Roma, presso il Foro Italico, per discutere il seguente ordine del giorno:

     

    1) Approvazione verbali riunioni del 2 luglio 2020 e del 5 agosto 2020

    2) Comunicazioni del Presidente

    3) Attività FSN-DSA-EPS

    4) Affari amministrativi-Bilancio

    5) Varie

     

     

  • Inizia la leggenda di Valentina Vezzali inesauribile regina del fioretto

    VezzzaliLo sport vive di attimi, di momenti decisivi, di passioni che trasformano una semplice sfida in uno straordinario racconto di emozioni. Il 21 settembre del 2000, ai Giochi della XXVII Olimpiade, era in programma il quarto di finale della prova di fioretto tra l’azzurra Valentina Vezzali e la rumena Reka Szabo.

     

    Quell’incontro indimenticabile, al cardiopalma, fu il preambolo non solo di una grande impresa sportiva, ma l’inizio di un’incredibile cavalcata olimpica, che portò la campionessa jesina alla conquista di ben tre medaglie d’oro consecutive nella prova individuale (Sydney 2000, Atene 2004, Pechino 2008), nove medaglie olimpiche complessive (6 ori, 1 argento 2 bronzi) oltre a 16 titoli mondiali e 13 europei.

     

    Valentina Vezzali iniziò a praticare la scherma nel 1980 presso il C.S. Jesi, sotto la guida del maestro Ezio Triccoli, un autentico scopritore di talenti. In ambito giovanile fece incetta di successi tra Mondiali, Europei e Coppe del Mondo. Un’ascesa vertiginosa che la catapultò nel giro della Nazionale maggiore. La prima medaglia continentale fu un bronzo, vinto nel 1993 a Linz, cui fece seguito il doppio argento mondiale dell’anno successivo ad Atene, sia nella prova individuale che in quella a squadre.

     

    Nel 1995 si dovette accontentare del bronzo nell’individuale e dell’oro a squadre nella prova iridata di L’Aia. Nel 1996, quindi, arrivò l’esordio olimpico ad Atlanta, dove l’Italia si presentò con tutte le carte in regola per bissare il successo di quattro anni prima a Barcellona con Giovanna Trillini. Ma fu una grande delusione. In finale si arrese alla rumena Laura Badea, che vinse per 15-10, con l’azzurra che non tirò al meglio, ma soprattutto, non riuscì a conquistare quel successo che tanto avrebbe voluto dedicare al suo maestro, scomparso proprio a pochi mesi dall’Olimpiade.

     

    Seppur rincuorata dall’oro nella prova a squadre, giurò a sé stessa: “Mai più una sconfitta così, mai più”. Nel quadriennio olimpico successivo l’obiettivo principale era il Mondiale, che, però, sembrava non arrivare mai. Nel 1998 un’altra delusione, con il bronzo nell’individuale a La Chaux-de-Fonds, che le impedì la tanto agognata doppietta con l’Europeo vinto a Plovdiv qualche mese prima.

     

    Questione di tempo. L’anno dopo arrivò prima l’Europeo di Bolzano, poi il Mondiale di Seul e quindi la Coppa del Mondo. A Sydney, la schermitrice in forza alle Fiamme Oro della Polizia di Stato, si presentò come numero uno del ranking mondiale, tra le grandi favorite per la vittoria finale. Le avversarie da battere erano la tedesca Sabine Bau e la compagna di squadra Giovanna Trillini, accreditate rispettivamente della seconda e terza testa di serie.

     

    Le azzurre - tra cui Diana Bianchedi - furono esentate dal primo turno. All’esordio la Vezzali vinse nettamente con la sudcoreana Seo Mi-Jeong per 15-3, così come la Trillini con la britannica Eloise Smith (15-2) e la Bianchedi con la cinese Yuan Li (15-7). Stessa storia negli ottavi, con la Vezzali che non concesse nulla alla polacca Sylwia Gruchala (15-8) e la Trillini che s’impose agevolmente per 15-4 sulla statunitense Iris Zimmermann.

     

    Più equilibrato, invece, il match della Bianchedi, che ebbe la meglio per 15-12 sull'israeliana Ayelet Omayon. Nei quarti, tuttavia, la storia fu ben diversa. La Bianchedi si arrese nettamente (4-15) alla detentrice del titolo, la rumena Badea; mentre, la Trillini e la Vezzali furono protagoniste di due assalti che si risolsero al supplementare. La campionessa di Barcellona superò per 9-8 la cinese Xiao Aihua, al pari della Vezzali, protagonista di un incontro tesissimo e dalle mille emozioni.

     

    La fiorettista azzurra soffrì tremendamente la scherma della rumena Reka Szabo. Al termine dei tre tempi regolamentari, sull’8 pari, il destino decise che la sfida si dovesse concludere all’ultima stoccata. A trentasette secondi dalla fine del tempo supplementare, la Szabo mise a segno la stoccata decisiva al corpetto della Vezzali, che sembrò soccombere, ma, incredibilmente, il piede dell’avversaria era fuori pedana, così l’arbitro annullò concedendo una seconda chance all’italiana.

     

    Mancavano diciannove secondi al termine, quando la Vezzali colse l’attimo, mettendo la botta decisiva che valeva il 9-8. Si accasciò sulle ginocchia e pianse a dirotto scaricando tutta la tensione accumulata, consolata dal maestro Giulio Tomassini. Nell’ultima sfida dei quarti, poi, la tedesca Rita König superò per 15-8 l’ungherese Aida Mohamed. In semifinale la Trillini fu eliminata dalla König per 15-10 ed invece, la Vezzali, con un secco 15-8, si prese la rivincita sulla Badea (che fu poi sconfitta dalla Trillini nella finale per il bronzo).

     

    Nella finale per il titolo Valentina Vezzali si trovò di fronte la sorprendente König, capace di eliminare la più accreditata compagna di squadra, Bau e la Trillini, due delle grandi favorite della vigilia. Un match, comunque, senza storia, vinto dalla Vezzali per 15-5 e che diede il là alla leggenda di una campionessa unica, grazie a quell’indimenticabile quarto di finale.

  • Massimiliano Rosolino corona il sogno nei 200 misti: la sua terza medaglia è finalmente d’oro

    tris RosolinoIl 21 settembre del 2000, a sole ventiquattro ore dal secondo oro di Domenico Fioravanti, l’Italnuoto, che fino a quel momento non era mai arrivata così in alto nelle gare olimpiche, fu protagonista di un’altra giornata memorabile. Massimiliano Rosolino, infatti, conquistò il titolo nei 200 metri misti, al termine di una gara perfetta, un vero e proprio capolavoro in una delle specialità più difficili in vasca.

     

    La carriera sportiva del nuotatore napoletano - che da piccolo visse proprio in Australia, paese d’origine della mamma Carolyn - esplose nel giro di cinque anni. Nel 1995, dopo aver conquistato tre titoli continentali a livello giovanile, venne convocato per gli Europei di Vienna, dove vinse la medaglia di bronzo nella staffetta 4x200 metri stile libero. L’anno successivo, fece il suo esordio olimpico ad Atlanta, dove collezionò tre sesti posti: nei 200, nei 400 e nella staffetta 4x200 metri stile libero.

     

    La prime medaglie individuali arrivarono agli Europei di Siviglia del 1997, con il doppio argento nei 200 e 400 metri stile libero. Nel 1998, al Mondiale di Perh, si dovette accontentare ancora una volta della piazza d’onore dietro all’australiano Michael Klim. Nel frattempo arrivò anche la sua prima medaglia - ancora una volta d’argento - nei 200 metri misti agli Europei di Istanbul del 1999, dove migliorò per due volte il primato italiano stabilito da Giovanni Franceschi nel 1983.

     

    Nel 2000 la grande svolta, con i tre ori conquistati agli Europei di Helsinki. Nei 200 metri stile libero, in cui superò niente di meno che Pieter Van Den Hoogenband; nella staffetta 4x200 metri stile libero e nei 200 metri misti, dove migliorò il suo primato italiano. Rosolino si presentò ai Giochi della XXVII Olimpiade con grandi speranze e con la consapevolezza di potersi giocare le sue carte. E così fu.

     

    Il 16 settembre, nella giornata d’esordio delle prove di nuoto, le tribune dell’Acquatic Center erano in fibrillazione per la finale dei 400 metri stile libero, che vedevano ai blocchi di partenza il beniamino di casa Ian Thorpe. Come da pronostico l’australiano non solo dominò la gara, ma migliorò il record del mondo con uno stratosferico 3’40”59, precedendo di quasi tre secondi uno straordinario Rosolino, che migliorò, comunque, il record europeo.

     

    Due giorni dopo, invece, il 22enne in forza al Circolo Canottieri Napoli, si aggiudicò il bronzo nei 200 metri stile libero, preceduto da Van Den Hoogenband e Thorpe, due autentici fenomeni. Non ebbe il tempo di recuperare, che si ritrovò nuovamente in finale, nella staffetta 4x200 metri stile libero, a cui l’Italia si era qualificata con il terzo tempo e con ambizioni da medaglia. Fu, però, una tremenda delusione, con gli azzurri fuori dal podio, confinati al quarto posto.

     

    Rosolino, allenato da Riccardo Siniscalco, cercò quindi la rivincita nei 200 metri misti. Il 20 settembre del 2000 si disputarono le batterie e le semifinali. Al primo turno si qualificavano gli atleti con le sedici migliori prestazioni cronometriche. L’azzurro non solo vinse in mattinata la settima batteria con il tempo di 2’00”92, ma realizzò anche il miglior tempo abbassando ulteriormente il primato italiano. Nel pomeriggio, poi, si aggiudicò la seconda semifinale in 2’01”14, precedendo l’olandese Marcel Wouda, il finlandese Jani Sievinen e lo statunitense Tom Wilkens.

     

    Nell’altra semifinale, di contro, lo statunitense Tom Dolan realizzò il miglior tempo in 2’00”38 - superando il tedesco Christian Keller, l’ungherese Attila Czene e il francese Xavier Marchand - guadagnandosi la quarta corsia per la finale, proprio a fianco di Rosolino che sarebbe partito in quinta. L’indomani la tensione salì alle stelle, con il pubblico che si divise, vista l’assenza di atleti australiani dalla finale.

     

    Rosolino misti 200I 200 misti sono una gara particolare, dove il cambio di stile ad ogni vasca, offriva ribaltamenti frequenti, che quel giorno non mancarono di infiammare gli appassionati. Al termine della prova a farfalla Wouda virò in 26”13, con Dolan quinto e Rosolino settimo, ma che poi risalirono la classifica nel dorso, portandosi alle spalle del campione uscente Czene, che nel frattempo aveva guadagnato la leadership della gara nuotando in 56”32, 29/100 sotto il limite mondiale appartenuto a Sievinen, già fuori dal giro delle medaglie.

     

    Nella rana l’azzurro e lo statunitense volarono, con il magiaro costretto a cedere la testa della gara. Rosolino virò ai 150 metri in 1’30”88, davanti a Dolan, puntando tutto sullo stile libero. Il “cagnaccio” esplose tutta la sua potenza e tecnica negli ultimi cinquanta metri, trionfando in 1’58”98 (nuovo record olimpico!), davanti agli statunitensi Dolan e Wilkens.

     

    Il pubblico salutò il successo azzurro con un boato, mentre Rosolino balzò fuori dall’acqua, stringendo prima la mano all’avversario e poi correndo verso i suoi compagni di squadra per un abbraccio liberatorio ricco di emozioni. Sul podio con l’immancabile tricolore, si commosse, ma ritrovò subito quel sorriso guascone che fece impazzire Sydney.

| Data di pubblicazione:Thu, 24 Sep 2020 13:25:06 +0200
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